Gherardo Marone

Gherardo Marone Gherardo Marone (ma il nome di battesimo era Gerardo) nacque a Buenos Aires il 28 settembre del 1891 da Benedetto e da Concezione Cestaro, emigrati nel 1890 in Argentina da Monte San Giacomo. La famiglia Marone (vanno ricordati almeno due dei fratelli di Gherardo, Giovanni (Nino) e Armando) rimpatriò nel 1904, stabilendosi a Napoli. Dopo aver frequentato il liceo-ginnasio "Genovesi". Nel 1912 Gherardo si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell´Università di Napoli, laureandosi nel '16. Nel 1924 conseguì anche la laurea in Filosofia. Oltre a insegnare storia e filosofia nel liceo "Umberto" di Napoli e lettere nella scuola "Parini" di Torre Annunziata, esercitò, tra l'altro, la professione di avvocato sia a Napoli che in Argentina. Ma la vocazione letteraria si era già manifestata precocemente attraverso pubblicazioni su Carducci (1909), su Shakespeare (1911) e su Jaufré Rudel (1914) e con un'intensa attività di traduttore dallo spagnolo. Importante la fondazione e la direzione della rivista "La Diana" (1915-17), una tra le più vivaci tra le riviste letterarie del primo Novecento, che raccolse intorno a sè giovani autori e critici meridionali come Fiorina Centi, Annunzio Cervi, Mario Cestaro, Elpidio Jenco e pubblicò testi, tra gli altri, di De Pisis, Di Giacomo, Fiumi, Folgore, Govoni, Menano, Moscardelli, Ravegnani, Onofri, Saba, Tzara, Ungaretti e Valeri, che vennero in parte raccolti, insieme a quelli di altri autori tra i quali Pea, nell'Antologia della Diana (1918). Nel 1919 lo scrittore raccolse nel volume Difesa di Dulcinea gran parte degli interventi critici pubblicati sulla rivista. A partire dal 1917, Marone diede vita anche alla casa editrice Libreria della Diana.
Nel primo dopoguerra si fece intensa anche la sua attività politica, al fianco di Giovanni Amendola, di netto orientamento antifascista, collaborando alla "Rivoluzione liberale" di Piero Gobetti e al "Mondo" di Amendola. Dopo aver firmato l´Appello ai meridionali di Guido Dorso, Marone fondò nel 1924 la rivista "Il Saggiatore" che fu chiusa dai fascisti nel 1925. Dopo la breve parentesi della rivista "Vesuvio". (1928), per le sempre maggiori difficoltà di ordine politico, decise di tornare in Argentina dove vince un concorso per la cattedra di Letteratura Italiana nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Buenos Aires. Direttore dell'Istituto di Letteratura italiana dal 1940, svolse anche attività di docente di letteratura, arte e filosofia della "Dante Alighieri", presso la quale diresse fino al 1947 i "Corsi di alta cultura"; assai fitta fu in questo periodo la sua attività di traduttore dallo spagnolo e la collaborazione a importanti periodici e quotidiani; mentre particolarmente importanti furono i suoi rapporti con i maggiori scrittori argentini dell'epoca. Si dedicò, inoltre, allo studio dell'opera di Dante e nel 1950 fondò la Società Argentina di Studi Danteschi. Tornato in Italia nel secondo dopoguerra, anche per dissensi politici con il goverso peronista, dal 1954 al 1956 ricoprì per incarico la cattedra di Letteratura spagnola presso l'Università di Bologna, pur mantenendo i contatti con l'Argentina dove diede vita l'istituto Superiore di Studi Italiani collegato con l'Università di Genova. Morì a Napoli il 19 ottobre 1962.